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Che tipo di comunità?

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La Comunità capi è una comunità? 

Senza dubbio, in quanto formata da persone che hanno in comune una Promessa, una Legge, un Patto, che vivono nello stesso territorio, che condividono un medesimo Progetto educativo. Persone però che non si sono scelte, ma che sono comunità proprio perché in quel momento storico ed in quel territorio hanno deciso di fare educazione secondo il metodo scout. È il qui e l’oggi, oltre ai valori di riferimento, che fa di loro una comunità.

 

É una Comunità di capi. Con questo intendo dire che la prima ragione per cui queste persone sono insieme è che hanno scelto di essere educatori. È una motivazione da tenere continuamente presente. Non nego, anzi ho ben presente, come vi sia la necessità di curare la dimensione della socialità perché la comunità cresca e con essa la qualità della proposta che facciamo ai ragazzi, ma il motivo del nostro essere è un altro. Non siamo una comunità di vita e nemmeno una compagnia.

È una comunità di cristiani. Questo vuol dire che il pregare insieme, il celebrare aiuta la comunità a crescere, rinsalda i legami fra le persone, dona la forza dello Spirito alla comunione fra le persone.

È una comunità di uomini e di donne, che si arricchiscono nel reciproco incontro e nella valorizzazione delle singole differenze. È, o almeno sarebbe bene che fosse, una comunità verticale in cui convivono e si arricchiscono vicendevolmente persone che hanno età ed esperienze diverse, anche se in alcuni momenti questa verticalità è impegnativa da gestire. Penso ad esempio, alle dinamiche nuove che devono maturare quando, dopo aver preso la partenza, un rover o una scolta entrano in Comunità capi e si relazionano da capi con il loro capo clan, la loro capo fuoco. Lo stesso vale per il capo clan e la capo fuoco. È una comunità che aspira ad essere stabile, ma che quotidianamente si trova a dover convivere con il mutare delle condizioni di vita o di lavoro dei suoi membri. È una comunità in costante cambiamento.

È una comunità educante. Non è solo una comunità di educatori, ma lei stessa si pone, attraverso i rapporti, le alleanze, i progetti, le reti che sa costruire con altri, come soggetto di educazione in quel territorio.

È una comunità auto-educante, perché ha cura della crescita di ognuno dei suoi capi e si dà occasioni e strumenti perché questa crescita sia possibile.

È infine una comunità di gente che spera, che crede nel futuro, che si impegna a lasciare il mondo un po’ migliore di come l’ha trovato.

 

Paola Incerti, Scout Proposta Educativa, 2002, n.26, p.21 

 

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